“Studiare la Costituzione in carcere”

In occasione del 70° anniversario dall’entrata in vigore della Costituzione italiana (1948-2018) la Casa Circondariale Ugo Caridi di Siano, in partenariato con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia –Comitato provinciale di Catanzaro, sta portando avanti un progetto che mira a far conoscere ai detenuti non solo i diritti contenuti nella nostra carta costituzionale, ma anche la storia della loro conquista.

Il progetto si articola in tre incontri alla presenza dei membri dell’Anpi, il primo dei quali si è svolto il 24 aprile scorso, mentre gli altri due sono previsti a maggio e a giugno, a conclusione di un’attività di studio da parte dei detenuti delle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana.

Il carcere italiano nel 2018 è un carcere in cui non possono essere detenuti oppositori politici; è un carcere in cui non possono essere commessi abusi o torture; è un carcere in cui le persone che stanno scontando una pena in seguito ad una sentenza sono aiutate ad intraprendere un percorso rieducativo, attraverso il completamento degli studi, la formazione professionale ed il reinserimento lavorativo.

“Particolare attenzione è stata data allo studio degli articoli 2,3 e 27 della Costituzione: i diritti inviolabili, i doveri inderogabili, il principio di eguaglianza e la finalità rieducativa della pena” ha affermato la direttrice del carcere Angela Paravati, sottolineando che “anche in condizioni di restrizione della libertà personale, il rispetto della dignità umana resta, sempre e comunque, il valore supremo dell’ordinamento italiano.”

Le attività di approfondimento prevedono anche la produzione di elaborati scritti da parte dei detenuti, con il supporto del personale educativo e del laboratorio di lettura e scrittura creativa attivo all’interno del carcere, gestito dal docente Nicola Siciliani De Cumis, da Giorgia Gargano e Ilaria Tirinato.

All’incontro del 24 aprile hanno partecipato, il presidente Anpi Catanzaro Mario Vallone, il costituzionalista Silvio Gambino, docente all’Università della Calabria e molti detenuti.

La concezione rieducativa, oggi alla base dell’istituzione detentiva, è l’esatto contrario della natura delle prigioni del regime fascista e non è nata dal nulla: è l’idea di carcere come servizio sociale espressa nella nostra Costituzione.  Studiare la Costituzione in carcere, vuole dire studiarla di fatto nel luogo in cui è nata: tanti partigiani hanno subito detenzioni ingiuste nelle prigioni fasciste e da lì hanno cercato di costruire una società migliore.

 

STAMPA QUESTO ARTICOLO PER LA TUA RASSEGNA CARTACEA

 

Invia questo articolo ad un Amico

Quotidiano Economico Online www.calabriaeconomia.it
7 maggio 2018


condividi

googleplus twitter

In Evidenza